Presentazione dell’Opera “L’arte della santità. San Nicola Saggio di Longobardi” a cura di Mons. Amato

a cura di Mons. Pietro Amato/

L’opera, in due volumi, costituisce il catalogo della mostra “L’arte della santità. San Nicola Saggio di Longobardi” (Paola, Protoconvento di San Francesco di Paola, Sala delle Esposizioni, 11 agosto – 22 novembre 2015). La mostra è ancora in atto.Fa seguito al catalogo in tre volumi della mostra “Imago Ordinis Minimorum”. La magia delle incisioni 1525-1870. San Francesco di Paola ritrovato nei libri e nelle incisioni dei Conventi dei Padri Minimi, preparato in occasione del V Centenario della morte di san Francesco di Paola (Roma 2007).
Le due pubblicazioni mantengono la stessa veste tipografica e formano idealmente un’unità. I protagonisti delle esposizioni sono i due unici santi dell’Ordine, il Fondatore e l’umile frate di Longobardi. Ambedue oblati, uniti nel Charitas, sono oggetto di un attento studio di storia dell’arte contestuale, dalla quale emergono nuovi profili di cultura e spiritualità.

Da sx Padre Gregorio Colatorti Correttore Provinciale Frate Minimi e Mons. Pietro Amato Direttore Museo Storico Vaticano
Da sx Padre Gregorio Colatorti Correttore Provinciale Frate Minimi e Mons. Pietro Amato Direttore Museo Storico Vaticano

CONTINUA LA MOSTRA PRESSO IL SANTUARIO DI PAOLA
“Si rimane incantati di fronte a certe storie che sono di un tempo. Paiono favole, che rallegrano lo spirito, che coglie tutto vero, bello, fantastico. È la storia della vita di san Nicola da Longobardi, un frate oblato calabrese, che ebbe l’avventura di amare Dio e gli uomini, vivendo in maniera povera, penitente, servizievole. Umile per natura e per civiltà umana, lo era diventato ancora di più per poesia dell’anima. Era un uomo d’arte, nel senso che sapeva leggere oltre ed entrare nell’invisibile delle cose.

Un personaggio particolare, si direbbe nel linguaggio contemporaneo. Vedeva la Santissima Trinità e rimaneva bloccato a mirarla. Faceva pensare ad Agostino d’Ippona, anche lui un uomo concreto, poeta di sé e di Dio, che si esprimeva dicendo che chi ama la Carità vede la Trinità. Frà Nicola, come lo chiamavano gli altri oblati e padri del convento, s’interessava di poche cose, per lui tutte essenziali: quelle che in genere gli altri non le consideravano tali. Lui le vedeva in filigrana di cielo. Si stupiva, rimaneva fermo, incantato. Da quelle esperienze ne usciva sempre, religioso e poetico. Creatura nuova, splendente di zecca immateriale, appena coniata dall’incontro con la Luce. Di lui si accorsero gli artisti, che produssero uno straordinario repertorio iconografico e soprattutto opere di luce meravigliosa. I loro nomi sono tanti, moltissimi: disegnatori, incisori, pittori, scultori, artigiani, particolarmente italiani e spagnoli, i quali seppero unire ai fervori dello spirito mediterraneo la poetica silente della materia. Tra questi i pittori Charles Jacques Voirin, Giuseppe Cades, Taddeo Kuntze, il calabrese Vincenzo Milione che operava a Roma, Gaetano Callani, Francesco Zignago, Francesco Manno, Natale Carta, lo spagnolo Mariano Salvador Maella; gl’incisori Nicola Oddi, Pietro Leone Bombelli, Giuseppe Garofalo, Bernardo Alviztur y Tornaria, Miguel Gamborino, Francisco de Paula Martí; gli scultori maiorchini Antonio Llabrés e Guillermo Torres, l’andaluso Diego José Márquez y Vega e molti altri artisti ancora che si erano impegnati nell’arte religiosa e che il travagliato Ottocento ha trascurato, privandoli di memoria, di storia e di critica d’arte”.

Dall’Introduzione del I volume: “… La figura di san Nicola Saggio di Longobardi si situa nell’ambito della civiltà cristiana, dove la trascendenza è il volano della brevis lux dell’uomo in attesa della lux aeterna, il luogo della creazione dei valori umanistici più alti finora raggiunti, sintetizzati dalla preghiera-carta costituzionale del Padre Nostro data dal Cristo, che consegna il credo della paternità divina e della fratellanza umana, distinguendo la scienza dello spirito dalla scienza della carne. Costituisce il vertice della civiltà mediterranea, fondata sulla centralità dell’uomo, alla quale si unisce non per sostituirsi la struttura società. È l’immateriale luminoso, che ha dato luce e bellezza alla materia oscura. L’esposizione e il conseguente catalogo sono sottesi da queste categorie culturali storiche, dal valore di riflessione, convinti che appartiene al bene comune la lettura onesta e serena, in funzione della crescita personale e collettiva. La fruizione è un elemento decisivo per lo sviluppo integrale dell’uomo, che avverte il bisogno di conservare i beni culturali per esigenze di storia e di bellezza e non per il mero valore economico, come spesso accade dai tempi di Napoleone. Il culto verso san Nicola da Longobardi nacque il giorno stesso della morte, il dies natalis, il giorno della nascita al cielo. I frati che vi assistettero cominciarono subito a custodire i suoi oggetti personali, ritenendoli preziose reliquie, al pari delle sue spoglie. Il transito costituì un evento. Uno dei testimoni, p. Francesco Maria da Fuscaldo, racconta che la salma fu esposta per più giorni, dalla domenica 3 febbraio al giovedì 7, e “durante questo tempo, vi fù gran concorso di Popolo, che mosso dalla divozione di esso Servo di Dio vennero a bagiarli le mani, e fare verso di esso segni di venerazione, e divozione. Io stesso vi bagiai le mani, e trovai, che erano morbide, e fresche, come se fossero di persona vivente, ed Io medesimo gliele muovevo, e piegavo con tutta facilità”.

LocandinaIl Ritratto di frà Nicola da Longobardi costituisce uno dei risultati della mostra. Il dipinto lo si riteneva perduto, ma sono stati sufficienti un sopralluogo e una pulizia per comprendere che si era di fronte al quadro originale giunto fino ai nostri giorni. Una scoperta emozionante, che ha aperto la strada a una maggiore comprensione del personaggio, della prima proposizione iconografica e della produzione d’arte promossa in seguito dall’Ordine. Dall’esame delle opere figurative risulta che tre sono le fasi principali dell’iter iconografico di san Nicola da Longobardi: la prima, che va dalla morte alla beatificazione, consegna un frate dalla vita rigorosa e penitente; la seconda, che inizia con la causa di beatificazione, esalta il frate mistico e l’arte sviluppa e diffonde immagini di visioni ed estasi; la terza, l’ultima, presenta il frate della carità. Corrispondono ad altrettanti momenti peculiari della storia della Chiesa, che si riflettono nella lettura dell’Oblato minimo di Longobardi.
La veridicità del ritratto costituisce un’eredità della Riforma cattolica, che risponde alla Riforma protestante con imagines non adversantur veritati. Nell’indirizzo della Chiesa diviene importante l’autenticità del ritratto, che talora veniva ricavato dalla maschera in cera, che si eseguiva in morte alla persona vissuta santamente: così per san Carlo Borromeo (Arona, 1538-Milano, 1584), sant’ Ignazio di Loyola (Azpeitia, 1491-Roma, 1556), per san Filippo Neri (Firenze, 1515-Roma, 1595)e per i santi fondatori deceduti in Roma. L’illustrazione delle visioni, delle estasi e dei miracoli vengono in un secondo momento, a seguito della beatificazione e della canonizzazione: assicurato il ritratto, si assicura anche l’autenticità degli episodi e dei prodigi.
Di questi i più significativi nel Sei-Settecento sono quelli che appartengono alla mistica, perché garantiscono l’amicizia divina, unita alle opere caritative. È con l’Ottocento che il sociale in quanto tale entra di prepotenza nella sensibilità e nella cultura dell’uomo e l’attenzione corre verso l’arte sociale, con il risultato che la Chiesa (enciclica sociale Rerum Novarum, “delle cose nuove”, di Leone XIII, del 15 maggio 1891) si volge verso il corretto sviluppo della società e un maggiore impegno nella carità e nella misericordia. In questo contesto diviene significativa la grande pala preparata per l’altare della tomba del Beato nel 1787 da Vincenzo Milione, nella quale alla sostanziale fedeltà al ritratto, accompagnato dagli attributi della vita candida e pura segnata dalla presenza del giglio e della vita penitente indicata dalla disciplina, si unisce la visione, la Vergine Immacolata incoronata dalla Santissima Trinità, che contiene due aspetti peculiari e caratteristici della mistica del Frate: la Trinità e l’Immacolata.
I frati della chiesa del Collegio però non si accontentarono di questa rappresentazione. Andarono oltre e cinque anni dopo, 1792, la sostituirono con una nuova pala d’altare di Francesco Manno raffigurante il Beato Nicola da Longobardi riceve la croce dal Cristo e l’Immacolata Concezione. L’immagine, che ricalca la presenza della Vergine dovuta alla cappella a lei dedicata sin dall’origine, esalta una nuova ed entusiasmante visione: il frate calabrese, al pari di altri santi mistici, ha il privilegio di abbracciare inginocchiato la croce di Cristo e di entrare nel novero di quei santi della Riforma cattolica che ebbero il dono dell’estasi come segno inseparabile della santità. Faceva parte di quei uomini fortunati descritti dalla Summa theologica mistica del p. Filippo della Santa Trinità, discepolo di santa Teresa d’Avila, e dal Trattato dell’amore di Dio del santo vescovo terziario Francesco di Sales.

…I santi mistici non furono solo degli innamorati di Dio e della patria celeste cui anelavano, ma si distinsero per l’amore verso gli ultimi, verso i più diseredati, verso ogni sofferente nel corpo e nello spirito. In vita furono essi stessi miracoli di carità. Ed è quanto accadde per san Nicola Saggio, che visse la carità in maniera straordinaria verso “li poveri di Gesù Cristo”.
L’arte ne ha preso coscienza piuttosto di recente sollecitata dai tempi e lo ha raffigurato mantenendosi fedele alle testimonianze dell’epoca, che lo indicano “destinato da’ Superiori a dispensare il Pane, e la minestra, e la piettanza a’ Poveri sulla porta del collegio” e impegnato a recitare la preghiera e a fare “spesse volte anche il Catechismo”, prima di distribuire la porzione ad ognuno. I dipinti lo raffigurano in maniera poetica, en plain aire, con colori soavi e armoniosi come l’animo dei protagonisti, coinvolti da un’atmosfera che supera la pura logica della sofferenza. Figure dignitose nel dare e nel ricevere. Il Charitas si rivela superiore alla filantropia e alla solidarietà ad intermittenza. Nelle opere si avverte che sta in gioco la presenza di Dio e la fratellanza fondata sul sangue e sulla grazia.

Vedi anche:

http://www.ilvaticanese.it/2015/08/a-san-francesco-da-paola-larte-della-santita-san-nicola-saggio-di-longobardi

http://www.ilvaticanese.it/2015/09/successo-per-la-mostra-di-s-nicola-saggio-da-longobardi-al-santuario-di-s-francesco-da-paola

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